Quel museo dei fischietti regno di sculture sonore

A Moncalieri una rara esposizione di pezzi d’arte

Il museo raccoglie una curiosa esposizione composta da 1500 fischietti realizzati dal 1800 a oggi: sono in terracotta, legno, metallo, osso e plastica.

Pubblicato da LA STAMPA il 13/02/2017
Servizio di Cristina Insalaco, fotografie di Maurizio Bosio (Reporters)

«Il fischietto è un soffio di felicità. Raccoglie il respiro dell’uomo e lo trasforma in un suono allegro, gioioso, scherzoso», racconta Wanda Sorbilli, la presidente del circolo culturale «Saturnio» che gestisce il museo del fischietto di Moncalieri, in provincia di Torino.

Strumenti antichi
Chiamato in piemontese il museo «dij subièt», in via Real Collegio 20, è una rara esposizione di 1500 fischietti dal 1800 a oggi, che raccontano la storia e le tradizioni del mondo attraverso l’antico suono di questo strumento, che settant’anni fa nelle campagne veniva spesso costruito dai nonni per i nipoti. Nelle vetrine ci sono pezzi realizzati nei materiali più vari: dalla terracotta al legno, dal metallo alla canna, dall’osso alla plastica.

Il più antico è una «palombella» della seconda metà dell’Ottocento. Si tratta di una colombella in terracotta di un apprendista ceramista, che è stata trovata in uno scavo a Revigliasco. Passeggiando nelle due sale, si trovano i fischietti dei cacciatori italiani della fine dell’Ottocento, insieme a quelli della polizia inglese di cent’anni fa, o dei marines in Vietnam. C’è il fischietto dei mondiali Italia ’90 donato dall’arbitro Pierluigi Pairetto, e le opere sonore del mondo: totem messicani, e pezzi provenienti dalla Svezia, Cina, Perù, Brasile e India.

Pegni d’amore
Dietro a ogni creazione c’è spesso una storia. I fischietti veneti a forma di gallo degli anni Quaranta, per esempio, erano un pegno d’amore. Nelle sagre paesane, quando un ragazzo si innamorava, donava all’amata un fischietto a forma di gallo, simbolo di virilità. Lei aveva circa quaranta giorni di tempo per riflettere, fino alla sagra successiva. Se la riposta era «sì» ricambiava con un fischietto a forma di uovo, simbolo di fertilità. Altrimenti restituiva il gallo salutando il pretendente. E se in Egitto veniva nascosto nelle tombe dei bambini per accompagnarli nell’aldilà, nel Medioevo il fischietto veniva spesso attaccato alle pareti delle case per scacciare gli spiriti maligni. «Oggi tra i bambini è un gioco sempre meno conosciuto – dice Wanda Sorbilli -: per questo organizziamo laboratori nelle scuole della zona, e alla «fera dij subièt» di Moncalieri».

Una realtà poco nota
Il museo ospita anche centinaia di pezzi artistici contemporanei, a forma di lumaca, teatrino, bande e poliziotti, Garibaldi e Pinocchio. In certi casi sono vere e proprie sculture realizzate da centinaia di artisti e artigiani italiani che partecipano all’annuale concorso di «sculture sonore», intitolato a Nino Fiumara. Lui trent’anni fa ha fondato in via Carlo Alberto il museo, che nel 2006 si è trasferito nell’attuale sede. Oggi il museo di via Real Collegio è ancora una realtà poco conosciuta, che apre al pubblico la prima domenica di ogni mese e vive grazie ai volontari: «Stiamo infatti cercando di ingrandire la sede con la collaborazione del Comune, e l’augurio di avere delle insegne che segnalino le nostre collezioni». Collezioni che sarebbero piaciute ad Amedeo V di Savoia, che nel 1286 a Moncalieri organizzò la prima fiera «dij subièt».

Servizio di Cristina Insalaco, fotografie di Maurizio Bosio (Reporters)